| Senza volontariato il bene comune e la società non possono durare a lungo | ||
| Il bene comune "rappresenta sempre l'orizzonte della convivenza umana anche, e soprattutto, nei momenti delle grandi prove": lo ha ricordato Benedetto XVI a dirigenti, personale e volontari della Protezione civile italiana, ricevuti in udienza sabato 6 marzo. | ||
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Cari amici,
sono molto lieto di accogliervi e di rivolgere il mio cordiale benvenuto a ciascuno di voi. Saluto i Confratelli nell'Episcopato e nel Sacerdozio e tutte le Autorità. Saluto il Dott. Guido Bertolaso, Sottosegretario alla Presidenza del Consiglio dei Ministri e Capo del Dipartimento della Protezione Civile, e lo ringrazio per le cortesi parole che mi ha rivolto a nome di tutti e per tutto quello che fa per la società civile e per tutti noi. Saluto il Dott. Gianni Letta, Sottosegretario alla Presidenza del Consiglio dei Ministri, presente a questo incontro. Rivolgo il mio affettuoso saluto ai numerosi volontari e volontarie e ai rappresentanti di alcune componenti del Servizio Nazionale della Protezione Civile.
Questo incontro è stato preceduto da un gioioso momento di festa, allietato
anche dalle esecuzioni musicali dell'Istituzione Sinfonica Abruzzese. A tutti
il mio grato pensiero. Avete voluto ripercorrere l'attività svolta dalla
Protezione Civile negli ultimi dieci anni, sia in occasione di emergenze
nazionali e internazionali, sia nell'attività di supporto a grandi e
particolari avvenimenti. Come non ricordare, a tale proposito, gli interventi a
favore dei terremotati di San Giuliano di Puglia e, soprattutto, dell'Abruzzo?
Io stesso, visitando, nell'aprile scorso, Onna e L'Aquila, ho potuto constatare
di persona con quanto impegno vi siete prodigati per assistere coloro che
avevano perduto i propri cari e le abitazioni. Mi sembrano appropriate le
parole che vi rivolsi in quella occasione: "Grazie di ciò che avete
fatto e soprattutto dell'amore con cui l'avete fatto. Grazie dell'esempio che
avete dato" (Discorso nell'incontro con i fedeli e il personale
impiegato nei soccorsi, 28 aprile 2009). E come non pensare con ammirazione
ai tanti volontari e volontarie che hanno garantito assistenza e sicurezza alla
folla sterminata di giovani, e non solo, presente all'indimenticabile Giornata
Mondiale della Gioventù del 2000, o venuta a Roma per l'ultimo saluto al Papa
Giovanni Paolo II?
Cari volontari e volontarie della Protezione Civile: so che avete molto
desiderato questo incontro; posso assicurarvi che questo era anche il mio vivo
desiderio. Voi costituite una delle espressioni più recenti e mature della
lunga tradizione di solidarietà che affonda le radici nell'altruismo e nella
generosità del popolo italiano. Il volontariato di Protezione Civile è divenuto
un fenomeno nazionale, che ha assunto caratteri di partecipazione e di
organizzazione particolarmente significativi e oggi comprende circa un milione
e trecentomila membri, suddivisi in oltre tremila organizzazioni. Le finalità e
i propositi della vostra associazione hanno trovato riconoscimento in
appropriate norme legislative, che hanno contribuito al formarsi di un'identità
nazionale del volontariato di Protezione Civile, attenta ai bisogni primari della
persona e del bene comune.
I termini "protezione" e "civile" rappresentano delle
precise coordinate ed esprimono in maniera profonda la vostra missione, direi
la vostra "vocazione": proteggere le persone e la loro dignità
- beni centrali della società civile - nei casi tragici di calamità e di
emergenza che minacciano la vita e la sicurezza di famiglie o di intere
comunità. Tale missione non consiste solo nella gestione dell'emergenza, ma in
un contributo puntuale e meritorio alla realizzazione del bene comune, il quale
rappresenta sempre l'orizzonte della convivenza umana anche, e soprattutto, nei
momenti delle grandi prove. Queste sono un'occasione di discernimento e
non di disperazione. Offrono l'opportunità di formulare una nuova
progettualità sociale, orientata maggiormente alla virtù e al bene di
tutti.
La duplice dimensione della protezione, che si esprime sia durante l'emergenza
che dopo, è bene espressa dalla figura del buon Samaritano, tratteggiata dal
Vangelo di Luca (cfr. Lc 10,30-35). Questo personaggio ha dimostrato
certamente carità, umiltà e coraggio assistendo il malcapitato nel momento del
massimo bisogno. E questo quando tutti - alcuni per indifferenza, altri per
durezza di cuore - girano lo sguardo dall'altra parte. Il buon Samaritano
insegna, però, ad andare oltre l'emergenza e a predisporre, potremmo dire, il
rientro nella normalità. Egli, infatti, fascia le ferite dell'uomo riverso a
terra, ma poi si preoccupa di affidarlo all'albergatore affinché, superata l'emergenza,
possa ristabilirsi.
Come ci insegna la pagina evangelica, l'amore del prossimo non può essere
delegato: lo Stato e la politica, pur con le necessarie premure per il welfare,
non possono sostituirlo. Come ho scritto nell'Enciclica Deus caritas est:
"L'amore sarà sempre necessario, anche nella società più giusta. Non c'è
nessun ordinamento statale giusto che possa rendere superfluo il servizio
dell'amore. Chi vuole sbarazzarsi dell'amore si dispone a sbarazzarsi dell'uomo
in quanto uomo. Ci sarà sempre sofferenza che necessita di consolazione, di
aiuto. Sempre ci sarà solitudine. Sempre ci saranno anche situazioni di
necessità materiale nelle quali è indispensabile un aiuto nella linea di un
concreto amore del prossimo" (n. 28). Esso richiede e richiederà sempre
l'impegno personale e volontario. Proprio per questo, i volontari non sono dei
"tappabuchi" nella rete sociale, ma persone che veramente
contribuiscono a delineare il volto umano e cristiano della società. Senza
volontariato, il bene comune e la società non possono durare a lungo, poiché il
loro progresso e la loro dignità dipendono in larga misura proprio da quelle
persone che fanno più del loro stretto dovere.
Cari amici! Il vostro impegno è un servizio reso alla dignità dell'uomo fondata
sul suo essere creato a immagine e somiglianza di Dio (cfr. Gen 1,26).
Come ci ha mostrato l'episodio del buon Samaritano, ci sono sguardi che possono
andare nel vuoto o addirittura nel disprezzo, ma vi sono anche sguardi che
possono esprimere amore. Oltre che custodi del territorio, siate sempre più
icone viventi del buon Samaritano, conferendo attenzione al prossimo,
ricordando la dignità dell'uomo e suscitando speranza. Quando una persona non
si limita solo a compiere il proprio dovere nella professione e nella famiglia,
ma s'impegna per gli altri, il suo cuore si dilata. Chi ama e serve
gratuitamente l'altro come prossimo, vive ed agisce secondo il Vangelo e prende
parte alla missione della Chiesa, che sempre guarda l'uomo intero e vuol fargli
sentire l'amore di Dio.
Cari volontari e volontarie, la Chiesa e il Papa sostengono il vostro prezioso
servizio. La Vergine Maria, che va "in fretta" dalla cugina
Elisabetta per aiutarla (cfr. Lc 1,39), sia il vostro modello. Mentre vi
affido all'intercessione del vostro patrono, san Pio da Pietrelcina, assicuro
il mio ricordo nella preghiera e con
affetto imparto a voi e ai vostri cari la Benedizione
Apostolica.