| LA FEDE IN AUTOGRILL | ||
| E il chicco di senape diventò mostarda | ||
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Durante le fermate all'autogrill, a chi non è mai capitato, almeno una volta, di gettare uno sguardo, a metà strada tra il distratto-vacanziero e l'intellettuale-snob, sugli scaffali delle librerie sempre presenti nelle stazioni di sosta? Così è avvenuto, e più volte, in quest'ultimo scorcio d'estate a chi ha trascorso una breve vacanza tra tombe etrusche e santuari mariani, torri medievali e catacombe cristiane a cavallo tra il centro e il nord Italia.
D'altra parte, le moderne stazioni di sosta non sono più soltanto un luogo di
passaggio veloce popolato da camionisti e verdoniane famigliole in viaggio,
solitari gucciniani alle prese con la ragazza che "mescolava birra chiara
e seven-up" e gaudenti comitive di studenti in gita. Ormai gli autogrill
sono un luogo griffato, persino oggetto di discussione pubblica. Tanto che
Antonio Scurati ha confessato che soltanto in autogrill riesce finalmente a
riscoprirsi "italiano".
Proletari e borghesi, terroni e nordisti, per dirla con Scurati, nelle piazzole
di sosta e nei locali refrigerati si incontrano e si fondono in un amalgama
speciale che sembrerebbe trovare, deduciamo, il suo fil rouge negli
odori speziati delle norcinerie e nello slang idiomatico della cassiera, nella
prateria sconfinata di dolciumi e nei mille souvenir del luogo. Finanche,
all'immancabile scaffale dei libri. Sarà...
Fatto sta che non esiste un altro luogo del Paese dove si può, nello stesso
tempo, sorseggiare un caffè aromatizzato e sgranocchiare una tortina alle
carote, annusare una salamella di Norcia e ammirare un ciauscolo di Visso,
leggere le proprietà dell'olio biologico di Trevi e sfogliare un libro che,
almeno nel titolo e nella quarta di copertina, ti promette di rivelare, in
quattro e quattr'otto, tutti i più turpi misteri e i più ripugnanti complotti
che siano mai stati messi in opera nella storia millenaria del genere umano.
Con una particolare predilezione, però, per quel che concerne le religioni. E
se proprio vogliamo cercare il pelo nell'uovo, il cattolicesimo nello
specifico.
Cito alla rinfusa alcuni dei titoli che balzano agli occhi anche del turista
più disattento: Il libro che la tua Chiesa non ti farebbe mai leggere,
Il Vangelo che la Chiesa non ti farebbe mai leggere, La santa casta
della Chiesa, Il primo apostolo, La biblioteca dei morti, Il
silenzio dei chiostri, Il diavolo nella cattedrale e via discorrendo
in un crescendo di misteri, intrighi, segreti, crimini, orrori, violenze
sessuali, rivelazioni scioccanti e nuove interpretazioni storiografiche di un
genere narrativo che combina il giallo con il noir, l'inchiesta con lo splatter
fino ad arrivare a una pseudo-saggistica storico-esoterica che promette di
mettere in discussione le "credenze acclarate da tempo" e "i
dogmi su cui si fondano le religioni più importanti del pianeta" nonché di
far luce, una volta per tutte, sul "presunto adulterio di Maria" e
sulla "vera natura di Giuda", "sull'enigmatica figura di Maria
Maddalena" e (poteva mancare?) la vera "storia alternativa della
resurrezione".
Con titoli e trame del genere come resistere alla tentazione di curiosare tra
le pagine di quei volumi collocati sugli scaffali i cui confini sono spesso
delimitati dai peluche di Hello Kitty e dai ragù di cinghiale, dalle
soppressate e dai mille souvenir del luogo?
Da un primo sguardo sembrerebbe che una lunga sequela di diavoli, angeli,
killer, sette segrete e persino vampiri popolano le chiese e le cattedrali di
mezzo mondo lasciandosi dietro una serie inenarrabile di omicidi e morti
sospette. Naturalmente, il frate o il prete di turno, il diacono o il
chierichetto, la suora o il cardinale sono sempre in combutta con il maligno e
mai che una volta pregassero il Padreterno. Almeno una salmodia, una compieta.
Niente di niente. Anzi, al contrario, nelle trame di questi romanzi, i prelati
e i monsignori sembrano trascorrere la maggior parte del loro tempo a
dilettarsi con omicidi seriali e complicati intrecci di potere, tresche amorose
multiple e torbidi legami affettivi, ricatti sessuali e fantasie morbose.
Ma se questa narrativa di ambientazione gotico-ecclesiastica si può collegare,
in qualche modo, seppur da sorellastra di secondo o terzo letto, a una
tradizione letteraria che affonda le radici nel prete da Varlungo del Decameron
o nel frate Timoteo della Mandrangola fino alla vituperata letteratura
anticlericale risorgimentale, la pseudo-saggistica storico-esoterica
rappresenta, invece, una qualche forma di novità, se non altro per il carattere
popolar-sensazionalistico che la contraddistingue.
Tanto è elevato il carico retorico-simbolico delle premesse - titoli,
sottotitoli e lanci pubblicitari - quanto deludente è invece il livello dei
contenuti, stracarichi di ovvietà, luoghi comuni e, in alcuni casi,
vere e proprie balordaggini.
Nel diffusissimo Libro che la tua Chiesa non ti farebbe mai leggere si
incontrano affermazioni del tipo: "Nella storia non è mai avvenuto
alcun genocidio che non sia stato alimentato dalla religione". Ma davvero?
E la Shoah? E le carestie indotte dal regime stalinista che fecero milioni di
morti? Oppure si può leggere che Zoroastro parlava del paradiso prima del
cristianesimo. Ma va? O invece si può apprendere che Gesù non è nato il 25
dicembre dell'anno zero. Addirittura? Senza parlare poi dell'Immacolata
Concezione sistematicamente confusa con la verginità di Maria.
E che dire poi del sequel, ovvero Il Vangelo che la Chiesa non ti farebbe
mai leggere? Il volume che si presenta al lettore come "un libro
sconvolgente capace di scardinare millenni di credenze" è invece soltanto
una raccolta antologica dei vangeli apocrifi con una piccola introduzione
all'inizio di ogni testo. Tutto qua? Assolutamente no, c'è molto di più. Ovvero
una traduzione (dall'inglese) allegra, sbrigativa e veloce che se la ride di
ogni tradizione filologica e naturalmente anche del lettore impavido che, in
tempo di crisi, decide di mettere mano al suo portafoglio per capire quale
verità gli è sempre stata nascosta, quale inganno ha perpetrato per secoli la
sua Chiesa, quella che da sempre aveva considerato madre e che ora, invece,
scopre essere matrigna e infingarda.
E così tanto per fare un solo esempio leggiamo: "I discepoli dissero
a Gesù: "Dicci a cosa è simile il regno dei cieli". Egli disse
loro "è simile a un seme di mostarda, il seme più piccolo di
tutti"". Che cosa? Ma il regno dei cieli non era simile a un
"chicco di senape"? A questo punto, un po' di esperienza nell'arte
culinaria, combinata con quelle quattro parole d'inglese imparate a scuola, può
aiutare chiunque a scoprire l'arcano. La mostarda è la salsa che si ricava
dalla senape - la più buona forse è quella di Cremona - pur tuttavia il termine
inglese mustard indica in modo indifferenziato la pianta, i semi e la
salsa. Da ciò se ne ricava che il traduttore ha tradotto sbrigativamente
"chicco di senape" con "seme di mostarda". Con buona pace
di tutti i fedeli e dei consumatori di hamburger di mezzo mondo.
Tuttavia, il premio Oscar per la retorica popolar-sensazionalistica lo merita,
senza dubbio, il volume La Santa Casta della Chiesa il cui sottotitolo è
un vero e proprio capolavoro di decoro e di buon senso. Occorre leggerlo pian
piano, per gustarne le sottili sfumature, tale è il livello di moderazione e
pretesa di scientificità: Duemila anni di intrighi, delitti, lussuria,
inganni e mercimonio tra papi, cardinali, vescovi, sacerdoti e laici. Si
salvi chi può, verrebbe da aggiungere. Anche se, per dirla tutta, il copyright
originale lo aveva coniato, alcuni fa, Jacopo Fo quando aveva pubblicato il Libro
nero del cristianesimo: il sottotitolo era simile, ma un po' più
sobrio e recitava Duemila anni di crimini nel nome di Dio.
Che dire? A voler imbastire un ragionamento tra lo storico e il sociologico si
potrebbe rilevare che, tra un multiculturalismo che avanza inesorabile e una
formazione scolastica che si abbassa sempre di più, questo tipo di letteratura
sembra rappresentare un succedaneo di facile e rapida fruizione, magari sotto
l'ombrellone o nelle pause lavorative, per poter comprendere il mondo e
riattualizzarlo secondo categorie analitiche per lo più fantastiche e
fiabesche.
Soprattutto in un contesto storico-sociale dove la dimensione del sacro - di
cui spesso si ignorano anche le più banali coordinate spazio-temporali - è
sempre più ridotta, quando va bene, a fenomeno di cultura museale, di gita
scolastica o di uscita fuori porta, oppure, quando va male, a leggenda dai
contorni incerti e confusi.
Tuttavia, se vogliamo rimanere sullo stesso livello del fantacristianesimo è
sufficiente fermarsi qua senza scomodare ardite interpretazioni filosofiche e
dottrinarismi di vario genere. E forse non resta altro da fare che riesumare
l'inarrivabile, ineguagliabile e mai consumato giudizio fantozziano sulla
corazzata Potëmkin che, per amor di patria, non citiamo perché sicuri della
fama del grido di liberazione del ragioniere più famoso d'Italia.